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Le verità di Pandora. 

Un vaso per accogliere pensieri sul futuro dell'Europa  

 

 

Dono e progetto di Daniela Cappelletto (2016) 

 

 

 

L’etimologia del nome Europa non è certa:

 secondo alcuni deriverebbe dalla parola semitica ereb, "occidente", con cui i Fenici (1500-600 avanti Cristo circa) avrebbero indicato tutti i Paesi a ovest della Siria, dove vivevano. 

Secondo altri invece l’origine sarebbe greca: in un primo periodo la parola avrebbe indicato soltanto le terre a nord dell’Egeo e poi, man mano che i Greci si espansero, anche i Paesi a nord del Mediterraneo.

Con “Europa” non è stato dunque identificato un territorio ben definito, ma un territorio dai confini sfumati, mutevole, come l' identità di ciascuno di noi che non è data una volta per tutte, ma si costruisce e si trasforma nel corso della nostra intera esistenza.

Lo spostamento di grandi masse di popolazioni accelera il processo di cambiamento premendo sulla nostra definizione di identità, che è anche appartenenza ad un gruppo sociale col quale si condividono cultura, religione, etnia, un sistema di valori che tendiamo a proteggere. 

La relazione interculturale implica un cambiamento  sul quale bisogna riflettere  senza l'ostilità del pregiudizio e che non possiamo rifiutarci di accogliere perché è già qui, nelle scuole, per le strade, e il modello di uno Stato-nazione che blocca all'interno delle sue frontiere identità e cultura non è più pensabile.

La globalizzazione ha abbattuto le barriere fra gli Stati perseguendo lo scopo di un mercato “aperto”transcontinentale, ma non impiegando altrettanto impegno nella costruzione di una cultura della tolleranza e  della condivisione.

Alla luce di quanto oggi accade nel mondo, sento che queste parole sono vuote, scarne, abusate. 

Scrive Amartya Sen, premio Nobel per l'economia nel 1998: 

Il futuro del mondo, ritengo, è intimamente connesso al futuro della libertà nel mondo.” 

Difficile definire cosa significa essere liberi, forse per ognuno di noi ci sono delle differenze, ma certo per tutti noi ci sono delle condizioni necessarie senza le quali diventa impossibile parlare di libertà,  Amartya Sen le chiama fonti di “illibertà”: fame, povertà, ignoranza, malattia, mancanza di democrazia, sfruttamento indiscriminato delle risorse ambientali.

L'impegno per affrontare questi problemi deve andare aldilà delle frontiere, aldilà anche dell'Europa. 

Il mondo è come un vaso di Pandora, il coperchio è stato tolto e tutto ciò che è stato  segregato, occultato, dimenticato, sta uscendo dal vaso. Non possiamo e non dobbiamo richiudere questo vaso- non dimentichiamo che in fondo al vaso, come narra il poeta Esiodo, c'è anche la Speranza-  ciò che versa deve essere versato e al suo posto dobbiamo mettere uno spirito nuovo.  

Il fatto che a recare in dono il vaso sia una donna lo interpreto come un fatto positivo: Pandora porta alla luce delle verità nascoste, spinta da Eros, quindi dall'amore, che le aveva donato la curiosità, curiosità che acquista anch'essa un'accezione positiva come ciò che spinge verso la conoscenza, verso ciò che non ci è noto, verso ciò che altro da noi.

Pandora non è- come ci hanno fatto credere- la portatrice di sciagure che a causa di una sterile curiosità porta il genere umano all'infelicità, Pandora regala al genere umano la consapevolezza, che spesso attraversa il dolore, ma che sempre genera, anzi RI-genera l'umanità.

Spero che le donne soprattutto, in virtù dell'amore che le anima e della sofferenza che riescono a sopportare sappiano come riempire questo vaso di nuovi contenuti.

 

Il progetto

Ciò che questo vaso rappresenta è la capacità di accogliere dentro di sé i pensieri e le aspirazioni di gente diversa e di popoli diversi accomunati dalla condivisione dello stesso pianeta: la Terra.

Ognuno può scrivere una riflessione personale sull'Europa- che sulle pareti del vaso è rappresentata dai volti dei popoli che oggi in essa si muovono, un'Europa che per me è difficile immaginare senza la varietà di identità personali e non che già la abitano.

Al termine di un tempo che stabiliremo insieme, o quando il vaso sarà pieno, lo apriremo e raccoglieremo tutti i pensieri che in esso sono contenuti creando un testo digitalizzato per condividerlo con chi vorrà leggerlo inviandolo per e-mail o creando un breve e-book.

Un piccolo contributo dell'umanità che attraversa Sant'Enea.


 

Quo vadis Europa?  Conferenza a sant Enera di 7 a 10 Giugno 2013, Vattimo,Peter Trawny, Judith Kasper,

Borsa di studio à Sant Enea

Aktion Europa 2000